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LUCI A TORINO DAL 600 AL 900

... Il Piemonte dei Savoia, sempre spinto dalla sua posizione in Europa a fare una politica di immagine al di sopra della sua potenza reale, affianca al suo Theatrum Sabaudiae, alle Venarie, al Balletto a sfondo politico queste nuove Maraviglie.
Se altrove le Naumachie si inscenano nei grandi specchi d'acqua dei parchi, qui si fanno allagando il piano nobile di Palazzo Reale; se giocare con la luce è il nuovo "must" non si mancherà occasione per esibire grandi costruzioni nelle piazze, con ogni tipo di luminaria. Una fitta e minuziosa bibliografia ne fa fede, con descrizioni, pagamenti ecc.
Un'attività che si ritroverà quindi anche illustrata in dipinti e incisioni di occasioni festose e recite che si prolungheranno anche nell'ottocento, come nel caso della grande Festa notturna di Racconigi. Anche questo farà parte del back-ground locale di creatività ma anche di studi e ricerche rigorose nel campo scientifico ed inventivo sulla nuova energia: l'Elettricità.
Saranno le teorie e i modelli di Galileo Ferraris, sarà Alessandro Cruto in Piossasco, di cui si registra la presenza ad una conferenza del Ferraris nel 1875 e che nel medesimo anno 1885 in cui Edison realizza il suo brevetto di lampadina a filamento propone anch'egli un suo prototipo.
Cosi l'innovazione -cromosoma torinese distintivo di tante sue attività- viene ad incorporarsi anche nelle espressioni architettoniche delle grandi Esposizioni di Torino a cavallo del secolo.
Cosi avviene nel 1898 con le torri-faro di Carlo Ceppi che proiettano intorno i loro fasci di nuovissima luce elettrica. Cosi nel 1902 l'architetto Raimondo D'Aronco traspone nel Padiglione dell'Auto tecnologie applicate a Parigi nell'Esposi-zione Universale del 1900: una pre-futuristica "musica dei colori" di luci elettriche in movimento, posta in fregio al frontone, anticipa teorie e filosofie marinettiane. È del primo dopoguerra il Faro della Vittoria eretto sulla collina torinese. È degli anni '40 la normazione scrupolosa delle luci al neon "a filo" affinchè di giorno non occultino gli edifici delle vie centrali con cassonetti opachi. Sono degli anni '70 le illuminazioni fisse di siti storici della città come piazza S.Carlo, via Po e di un complesso di vie del Centro storico; fino ad arrivare all'attualità della illumi-nazione fissa della Mole Antonelliana, che crea nella notte un oggetto architettonico nuovo: non più pietra ma lucida ghisa...

INDICE 1.Sergio Jaretti: APPUNTI SUL PROGETTO 2.CITTA' E PARCHI NELL'EUROPA DEL '600 3. LUCI DI TORINO DAL '600 AL '900 4.LUCI DELLA CITTÀ CONTEMPORANEA 5.ARTE CON LUCE 6.1998: " LUCI D'ARTISTA " A TORINO 7.I Quaderni del Pensatoio


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